Salvare il nostro mondo si può. Intervista a Anne de Carbuccia

© Anne de Carbuccia

Artista di grande talento, ma anche di una preparazione importante e di un impegno impressionante, Anne de Carbuccia – franco-americana residente a Milano – va in giro per il mondo per documentare i punti più rari e vulnerabili del nostro pianeta e per conoscere le persone che fanno di tutto per salvarli.

 

Non è che dobbiamo cambiare noi stessi,” ci spiega, “dobbiamo usare noi stessi per cambiare il mondo.”

 

"Sa meglio di tanti il pericolo dell’emergenza e la difficoltà delle sfide. Rimane comunque ottimista ed ha fiducia nei giovani. “Le nuove generazioni devono affrontare delle cose che noi non abbiamo mai dovuto affrontare. La cosa più importante è che i ragazzi veramente prendano coscienza dei loro diritti intergenerazionali.”

salvare il mondo© Anne de Carbuccia

Questa donna è instancabile. Mostre permanenti a New York e a Milano, progetti educativi che fanno il giro del mondo, proprio come lei, e le sue foto nei musei e nelle esibizioni itineranti, e soprattutto con le sue installazioni in situ, fra questi i suoi Time Shrines, ovvero Sacrari del Tempo. Attualmente sta dando gli ultimi ritocchi al suo nuovo film, One Planet One Future, un lungometraggio che la segue nelle sue spedizioni per creare la sua arte e per conoscere le nuove generazioni di donne e di uomini che combattono per salvare il nostro pianeta. La sua narrazione ci racconta le loro storie e dimostra la diversità di questi giovani protagonisti che lei chiama ‘Protettori della terra.”

Con entusiasmo e generosità, Anne de Carbuccia ci ha concesso una fetta del suo tempo prezioso per parlarci della sua arte e del suo impegno.

Il suo impegno all’istruzione, già con gli studenti più giovani, è evidentissimo nella sua fondazione pubblica 501(c)3, che dal 2016 ha sviluppato progetti educativi, sia in situ sia online. Questo lungo periodo di pandemia l’ha spinta ad impegnarsi ancora di più nello sviluppo di risorse digitali che si possano condividere con grande facilità. Può raccontarci di più?

“Ci sono state tante sfide con il Covid, e questa situazione ci ha spinti a creare opzioni per la didattica a distanza digitale, lezioni fatte o in lingua italiana o in lingua inglese nelle quali affrontiamo tutta una serie di tematiche. Queste edizioni sono disponibili senza alcun costo sul nostro sito. In Italia abbiamo lavorato in collaborazione con varie piattaforme, tra cui la piattaforma educativa Redooc, per mostrare non solo le edizioni digitali, ma anche una serie di esercizi riguardanti la lezione. La cosa veramente bella di queste lezioni è che possono essere divulgate. Adesso abbiamo quattro lezioni online che si trovano nella parte educativa del nostro sito, oneplanetonefuture.org. Ne arriveranno altre due o tre nel corso del 2022. Queste lezioni hanno anche il vantaggio di affrontare varie tematiche e possono integrare il video. Includono anche una serie di scene backstage e di video fatti durante i viaggi. Questo permette di amplificare il messaggio, raccontare ancora meglio i luoghi dove sono stata o l'animale di cui parlo, rendendo la lezione e la creazione di consapevolezza un’esperienza a 360°.”

Dal 1992 varie nazioni in ogni angolo della Terra festeggiano la Giornata Mondiale degli Oceani. Per l’edizione del 2019 lei è stata invitata al quartiere generale delle Nazioni Unite a New York per tenere un discorso sul tema Genere e l’Oceano. Infatti, sono soprattutto le donne all’avanguardia degli impegni internazionali per sensibilizzare il pubblico e promuovere la partecipazione nei progetti per salvaguardare – e addirittura salvare – il nostro pianeta dalle forze distruttrici dell’attività umana. Secondo lei, perché è così?

“Sì, ci sono molte donne al fronte, particolarmente nei paesi dove hanno già delle sfide ambientali molto importanti. Sono soprattutto le donne che curano le loro famiglie, le loro tribù, le loro comunità, e quindi molto spesso manifestamente sono le donne che devono affrontare queste sfide, sia nel cambiamento climatico, che negli oceani e nei fenomeni estremi che succedono. Sono le donne ad essere molto più consapevoli delle sfide e ad avere molta più voglia di fare una differenza e di trovare diversi modi di rimediare a questi problemi.”

salvare il mondoUnder water © Anne de Carbuccia 

Le nuove generazioni, sia giovani uomini sia giovani donne, sembrano essere molto più consapevoli dei pericoli che minacciano il nostro pianeta, e si impegnano per agire in modo efficace, rispetto ai loro genitori o nonni. Forse non dovrebbe sorprenderci, visto che sono proprio loro che dovranno pagare i peccati dei loro padri. Tramite i social, i giovani sono capaci di far sentire le loro voci in un modo che le generazioni precedenti non potevano neanche immaginare. Quali sono le cose che possono fare i giovani proprio ora per avere un massimo effetto positivo?

“Io ho pochissime lezioni da dare ai giovani perché loro stanno vivendo una realtà che le generazioni precedenti non hanno mai vissuto. Noi da ragazzi non abbiamo mai pensato che la nostra spiaggia preferita, il nostro bosco amato, la nostra montagna dell’infanzia un giorno potrebbe non esistere più. Tutto quello che io posso offrire è il mio appoggio, creare consapevolezza.”

“Secondo me la cosa più importante è che i ragazzi veramente prendano coscienza dei loro diritti intergenerazionali.”

 

"Quello che noi adulti stiamo facendo, che le persone al potere stanno facendo, non è abbastanza per rispettare gli accordi di Parigi, che definisce gli impegni dovuti per i prossimi dieci anni. Questo vuol dire che le generazioni di leader e di cittadini dopo il 2030 dovranno fare dei sacrifici quasi impossibili. Quella giustizia intergenerazionale è qualcosa di molto importante, e sempre più persone delle istituzioni considerano che il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale rappresenteranno una sfida per i diritti umani senza precedenti. Vista l’importanza dell’argomento, ho preparato una lezione digitale sui diritti umani legati all'ambiente, che fra poco sarà disponibile sul nostro sito.”

salvare il mondo© Anne de Carbuccia

Tutti oggi parlano delle questioni ambientali, ed il mercato se ne sta approfittando. In breve, green is cool. Però le apparenze spesso ingannano: tutto quello che porta l’etichetta ‘biologico’ non è per forza biologico; tutti i vestiti che sono presentati nelle pubblicità come capi fabbricati con stoffe sostenibili non sono necessariamente riciclabili. Immaginiamo che sia lo stesso nell’arte. È chiarissimo che lei si dedica alla sua arte con impegno e onestà, nei media, nei metodi e nei messaggi. Purtroppo non è così per tutti. Si rischia che l’arte opportunistica ma superficiale diluisca il messaggio e ne comprometta l’efficacia? O forse non ha tanta importanza, e basta che si parli delle questioni importanti, anche in modo superficiale?

“Prima ero molto severa, molto attenta al green washing  e al blue washing. E’ anche per questo che ho deciso di creare le fondazioni, ed è per questo che non accetto mai di collaborare con marchi commerciali ma solo con delle istituzioni, delle città e dei privati cittadini. Oggi ho un pochino cambiato il mio approccio perché la situazione è talmente grave che anche se le persone lo fanno in modo un po’ superficiale, almeno stanno parlando di queste tematiche. Ci sono delle persone in giro per il mondo che hanno tanta influenza, e anche se non sono profondamente sincere possono veramente fare la differenza grazie alla loro influenza. Oggi siamo in una situazione di tale emergenza che tutto può essere buono, purché se ne parli. Come si dice in francese, ho messo tant’acqua nel mio vino su questa questione.”

Mentre lei era ancora all’università, ha incontrato il termine Antropocene, che si usa per definire l’attuale epoca geologica, il periodo nel quale l’attività umana è stata il componente più influente sul clima e sull’ambiente. Anche se non è ancora riconosciuto universalmente, il concetto è sempre più sostenuto dalla comunità scientifica. Il suo nuovo film One Planet One Future, un lungometraggio di circa 90  minuti, che uscirà entro l’inizio del 2022, presenta in modo particolarmente potente le sfide di questo Antropocene. Può dirci di più di questo progetto e dove possiamo vedere il film?

“E’ un documentario legato a tutta la mia esperienza degli ultimi 10 anni e di quello che ho scoperto in giro per il mondo. Ma più di tutto si parla di tutte le straordinarie persone che ho incontrato. Siamo diventati una forza geologica purtroppo negativa, quindi racconto la storia di una serie di persone che vivono in giro per il mondo – dall'Amazzonia all'Himalaya, dal Giappone al Messico –  che si sono adattate all’Antropocene e che oggi cercano di fare delle cose per diventare delle forze geologiche positive. Questo è il messaggio più importante del film: se siamo diventati una forza geologica negativa, possiamo diventare anche una forza positiva.”

salvare il mondo “High Attitude Trash” © Anne de Carbuccia 

La galleria One Planet One Future si trova a qualche minuto a piedi dalla stazione ferroviaria Lambrate. Perché Milano, insieme a New York City, è la città ideale per questa galleria?

“Era importante per me avere un piede in America e un piede in Europa, perché sono entrambe, metà francesi e metà americane. Poi Milano è una città molto creativa, ha una serie di quartieri come Lambrate che abbinano un misto di realtà, di locali storici con delle realtà di artisti, di comunità diverse, che trovo molto affascinante. L’Italia è un paese veramente straordinario, ha una storia artistica molto importante ma anche molto contemporanea. E’ un paese veramente chiave nella rivoluzione del cambiamento climatico perché è a nord e a sud dell'Europa, che tra le sue montagne e il suo mondo costiero sarà in mezzo alle difficoltà ambientali, come già si può constatare. E’ un paese che dovrà affrontare in modo importante delle sfide ambientali, quindi parlarne proprio da qui era giusto, era veramente giusto.”

Leggi di più: www.qualitymilan.com

 


 

Artist of great talent, but also one of tremendous preparation and commitment, Anne de Carbuccia – a Franco-American residing in Milan – travels around the world documenting the most vulnerable places on our planet and meeting the people who are doing everything to save them.

“It’s not that we have to change who we are,” she explains. “We have to use ourselves to change the worlds.” She knows the dangers ahead better than most. Yet she remains optimistic and she has faith in young people.

 

“The new generation has got to face things that we never had to. The most important thing is that young people be truly aware of their intergenerational rights.”

 

This woman is indefatigable. Permanent shows in New York and Milan, educational projects that are making their way around the world, just like her, with her photos in museums and itinerant exhibits, her in situ installations, most notably her Time Shrines. She is currently putting the finishing touches on her most recent film, One Planet One Future, a full-length feature film that follows her on her expeditions to create her art and to meet the next generation of women and men who are fighting to save our planet. Her narration tells their stories and demonstrates the diversity of these young heroes whom she calls “Protectors of the Earth”.

salvare il mondo© Anne de Carbuccia

Anne de Carbuccia generously and enthusiastically shared a slice of her precious time with us to talk about her art and her efforts.

Your commitment to educating even very young students is quite evident in your public charitable foundation, which since 2016 has been developing educational projects, both in situ and online. This long period of pandemic has pushed you to dedicate even more time and energy to the development of digital resources that can be easily shared. Can you tell us more about this?

“There have been so many challenges posed by Covid, and this situation has pushed us to create options for distance learning, with lessons in Italian or in English during which we discuss a whole series of topics. These are available at no cost on our website. In Italy we have worked in collaboration with a number of platforms, including Redooc, with not only lessons but also a series of related exercises. The really wonderful thing is that these lessons are so easy to disseminate. Now we have 4 online lessons, found in the educational section of our site, oneplanetonefuture.org. Another 2 or 3 will come out in 2022. These lessons have another advantage: they cover various topics and include video. They also come with a series of backstage scenes and little videos made during our travels. These serve to amplify the message, revealing the places I’ve been or the animals shown in the videos even more effectively, making it a truly 360⁰ experience.”

salvare il mondo Anne de Carbuccia and schools © Anne de Carbuccia

Since 1992, various nations in every corner of the Earth celebrate World Oceans Day. For the 2019 edition you were invited to the headquarters of the United Nations in New York to speak on the theme of Gender and the Ocean. It is true that it’s especially women who are at the avntgarde of international efforts to grow awareness and promote participation in projects to protect – indeed, to save – our planet from the destructive forces of human activity. Why do you think this is so?

“Yes, there are many women on the front, particularly in countries where there are already significant environmental challenges. It’s most especially women who look after their families, their tribes, their communities, so very often it is most evidently women who have got to face these challenges, whether it concern climate change or the oceans and the extreme phenomena that occur. It’s women who are most aware of the challenges and have the greatest desire to make a difference and find new ways of addressing these problems.”

The younger generation, both women and men, seem to be more aware of the dangers that threaten our planet, and more motivated to take effective action, than their parents or grandparents. Perhaps it should come as no surprise, considering the fact that they are the ones who will have to pay for the sins of their fathers. Through social media, young people are able to make their voices heard in a way that the previous generations could never have even imagined. What can young people do now to have the maximum positive effect?

“I have few lessons to teach young people because they are living through things that previous generations have never seen. When we were young, we never thought that our favourite beach, our beloved wood, the mountain of our youth, might one day no longer exist. All I can do is offer my support, create awareness.

In my opinion, the most important thing is for young people to be truly aware of their intergenerational rights. What we adults are doing, what those in power are doing, is not enough to respect the Paris Accords, which define the requirements to be met over the next 10 years. This means that the generations of leaders and citizens after 2030 will be forced to make almost impossible sacrifices. This intergenerational justice is something of vital importance, and more and more people in our institutions consider climate change and global warming to be an unprecedented challenge to human rights. Considering the importance of the topic, I prepared a digital lesson on human rights as related to the environment. It will be available on our website very soon.”

salvare il mondo © Anne de Carbuccia

Today everyone is talking about environmental questions, and the market is taking advantage of it. In short, green is cool. But appearances can be deceiving: all the things that carry an ‘organic’ label are not necessarily organic; all articles of clothing that are presented in adverts as being made of sustainable materials are not necessarily recyclable. We imagine that it’s the same thing with art. It’s quite clear that you are dedicated to your art and that you approach your media, your methods and your messages with honesty and determination. Unfortunately, this is not true of everyone. Is there a risk that superficial, opportunistic art will dilute the message and compromise its effectiveness? Or is this of little importance, as long as the important questions are being talked about, even if superficially?

“I used to be quite strict, very attentive to ‘green washing’ and ‘blue washing’. This is partly why I decided to create the foundations and why I have never collaborated with commercial brands but only with institutions, cities and private individuals. I have since softened my approach a little because the situation is so serious that even if people are doing it superficially, at least they’re talking about it. There are people around the world who have a lot of influence. Today we are in a situation of such marked emergency that any way of talking about it all is good as long, as it’s all being talked about. As they say in French, I’ve put a lot of water in my wine on this issue.”

While you were still in university, you encountered the term Anthropocene, which is used to define the current geological era, the period in which human activity has been the most influential component on the climate and on the environment. Even if it is not universally recognised, the concept is increasingly supported by the scientific community. Your new film One Planet One Future, a full-length feature film of some 90 minutes, which will be released by early 2022, powerfully presents the challenges of this Anthropocene age. Can you tell us more about this project and where we can see the film?

“It’s a documentary that reflects my experience over these past 10 years and everything I’ve discovered travelling around the world. But more than anything, it talks about the extraordinary people I’ve met. Unfortunately, we have become a negative geological force, so I tell the story of a number of people who live around the world – from the Amazon to the Himalayas, from Japan to Mexico – who have adapted to the Anthropocene and who today are trying to do things to become positive geological forces. This is the film’s most important message: If we became a negative geological force, we can become a positive one.”

salvare il mondo“Constellation” by Anne de Carbuccia © Anne de Carbuccia

The One Planet One Future gallery in Milan is just a few minutes by foot from the Lambrate train station and metro stop. Why is Milan, along with New York City, the ideal city for this gallery? 

“It was important for me to have one foot in America and the other in Europe because I’m both, half French and half American. Milan is a very creative city, with a series of neighbourhoods like Lambrate with a real mix of circumstances, of historic places and artists, of diverse communities, that I find absolutely fascinating. Italy is a truly extraordinary country with an astounding artistic history, but also one that is very contemporary. It is a key country in the climate change revolution because it is in both northern and southern Europe. Between its mountains and its coastal world, it will be at the heart of environmental difficulties, as we can already see. It is a country that will have to face very difficult environmental challenges, so talking about it here is just the right thing to do.”

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