La moda maschile post pandemia

Luca Rubinacci © marianorubinacci.com

Dopo un anno di lavoro da casa, cosa indosseranno gli uomini una volta tornati in ufficio? Desiderio di eleganza o di casual chic?

La settimana della moda maschile di quest'anno a Milano (16-19 gennaio) si è aperta, come il nuovo anno, con toni tenui e un cauto ottimismo. Le orde di compratori, blogger, critici e concorrenti del passato questa volta sono rimasti a casa come tutti noi. Alcune Case hanno messo in scena eventi socialmente distanti, trasmessi in diretta sui loro siti web.

Fendi Men’s Fall/Winter 2021 collection © Fendi

Altri, come Ermenegildo Zegna, hanno optato per spettacoli preregistrati. Questo ha dato loro una certa libertà creativa in sala di montaggio, ma al prezzo di perdere il brivido della spontaneità e dell'immediatezza.

Anche i designer più esperti e fantasiosi sembrano essere incerti sui gusti del loro pubblico. Come potrebbe essere altrimenti? Il pubblico stesso è incerto. Sono in tanti a chiedersi quando, e persino se, torneranno in ufficio. Molti sperano di conservare il diritto di lavorare da casa almeno per una parte del tempo. Altri aspettano con impazienza il giorno in cui potranno fuggire dai confini claustrali del loro salotto-ufficio domestico, abbandonando - o addirittura bruciando! - i loro pantaloni della tuta e le felpe con il cappuccio.

Le grandi case italiane sembrano propense a mediare, creando una moda abbastanza comoda da essere indossata mentre si lavora da casa e abbastanza sofisticata da essere indossata in ufficio. Queste mosse, comprensibilmente caute, seguono le tendenze anziché guidarle e finiscono così per essere frustranti.

Ne abbiamo parlato con alcuni professionisti del settore, per avere il loro parere, mentre si comincia a percepire un tenue barlume di luce alla fine del tunnel.

Il parere degli esperti

“C'è nell'aria -– secondo Mariano Rubinacci, il famoso sarto napoletano -– tanta voglia di esprimere al massimo la nostra eleganza, interna ed esterna”. Lo si può fare anche con i dettagli più semplici, come “una cravatta più fantasiosa o un fazzoletto da taschino giocoso”, elementi che oggi hanno più significato proprio perché non li diamo più per scontati.

moda postpandemia 2Luca Rubinacci © marianorubinacci.com

Luca Rubinacci, che dirige l’esclusivo show room Rubinacci di Milano è d'accordo con suo padre. “La mia generazione ha tanta voglia di vestirsi bene e soprattutto di sentirsi a proprio agio con quello che indossa. Il ‘senza cravatta’ è da usare tra virgolette perché sempre di più la cravatta si indossa in determinati contesti, a seconda delle situazioni in cui ci si trova.

 

Per esempio, ci piace vestirci bene con una giacca morbida se la sera vogliamo andare al ristorante con gli amici, ma se dobbiamo andare ad un meeting di lavoro, allora la cravatta è essenziale. Non è vero che la nostra generazione non indossa più la cravatta, è solo che tante volte il contesto non la richiede.

 

L'eleganza è anche riuscire a trovare il contesto giusto e l'abito giusto. Per questo io credo che la nuova generazione si avvicini sempre di più alla sartoria e al buon gusto.”

moda postpandemia 2Luca Rubinacci © marianorubinacci.com

Cosa indossare?

Le soluzioni di lavoro da casa avranno una parte molto più importante nella cultura aziendale a causa dell'esperienza maturata durante la pandemia e si rifletterà inevitabilmente negli atteggiamenti verso l'abbigliamento. Questo sarà vero anche a Milano, dove il lavoro a distanza non è mai stato particolarmente praticato.

moda postpandemia 2Shoes by Velasca © velasca.com

Avendo vissuto e lavorato sia a New York che a Milano, Romain, senior executive in un gruppo internazionale di comunicazione, ha una solida base di confronto: “C'è una differenza geografica tra Milano e New York”, spiega, “A New York, la maggior parte dei dirigenti vive in periferia. Non solo sono aperti al lavoro a distanza, ma lo incoraggiano attivamente, almeno per loro stessi, per evitare i lunghi spostamenti in città. A Milano, invece, i leader aziendali tendono a vivere in città, quindi è facile per loro raggiungere l'ufficio”. Ma l'esperienza maturata nel periodo di pandemia ha aperto nuove possibilità di lavoro regolare a distanza anche a Milano.

 

Che effetto avrà, tutto questo, su ciò che gli uomini indossano al lavoro quando vanno in ufficio? Romain crede che la maggior parte degli uomini milanesi la penserà come lui, assaporando il lusso di indossare un abito di qualità e una cravatta elegante. Inoltre, c'è sempre un tornaconto, perché: “Dare una buona immagine di sé sarà sempre più importante.”

 

Enrico Casati, co-fondatore di Velasca Milano, è dello stesso parere, ma si aspetta che la “tendenza alla casualizzazione”, che era in corso ben prima della crisi, probabilmente continuerà. “Il desiderio di vestirsi bene non è mai cambiato. Quello che è cambiato è che vestirsi bene non significa necessariamente giacca e cravatta”. Al contrario, l'abbigliamento casual non si limita alle tute da ginnastica. “Anche le scarpe da ginnastica possono essere eleganti”, dice Enrico Casati.

moda postpandemia 2Enrico Casati co-founder of Velasca © velasca.com

Sentiamo osservazioni simili da Alessandro Maria Ferreri, presidente di 'The Style Gate', che nota una tendenza continua di ‘sartoria rilassata’. Mentre un'aria di sobrietà e formalità è certamente mantenuta, c'è un generale ammorbidimento della struttura e della linea. Aggiunge: “Sento ancora che, dentro o fuori casa, abbiamo bisogno di rimanere non solo decorosi, ma dobbiamo mostrare che diamo valore a ciò che facciamo. Naturalmente ci vestiamo per noi stessi... ma è anche un gesto di rispetto per i nostri colleghi e per il lavoro che facciamo.”

moda postpandemia 2Alessandro Maria Ferreri, Ceo of the Style Gate © thestylegate.com

Sguardo nella sfera di cristallo

Qual è la nostra previsione per Milano? Mentre la maggior parte dei professionisti probabilmente eserciterà opzioni di lavoro a distanza per una parte della settimana, l'ambiente dell'ufficio sarà probabilmente molto simile a quello che era prima della crisi. Ai milanesi piacerà lavorare da casa con abiti casual e comodi, ma poi si divertiranno molto di più a vestirsi bene per l'ufficio.

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Men's Fashions Post-Pandemic. After a year of working from home, what will men be wearing once they return to the office? Will they want elegance or casual chic?

This year’s Men Fashion Week in Milan (16-19 January) opened, like the New Year itself, to muted tones and cautious optimism. The hordes of buyers, bloggers, critics, and competitors of the past this time stayed home like the rest of us. Some houses staged socially-distanced events, broadcast live on their own websites.

Others, like Ermenegildo Zegna, opted for pre-recorded shows. This gave them a certain creative freedom in the editing room, but it came at the price of losing the thrill of spontaneity and immediacy.

Even the most seasoned and imaginative designers seem to be uncertain of their audiences. How could it be otherwise? The audiences themselves are uncertain. Professionals are wondering when, and even if, they will return to the office. Many are hoping to retain the right to work from home for at least part of the time. Others are eagerly awaiting the day when they can escape the cloistered confines of their living room-cum-home office, ditching – or even burning! – their sweatpants and hoodies.

moda postpandemia 2Shoes by Velasca © velasca.com

The great Italian houses seem to be splitting the difference, creating fashions comfortable enough to wear while working from home and just sophisticated enough to get away with at the office. These moves are understandably but frustratingly cautious, evidently following rather than leading.

We decided to speak with some industry professionals, to see what they’ve got in mind as we begin to perceive a glimmer of light at the end of the tunnel.

‘Experts Opinion’

There is in the air, according to Mariano Rubinacci, Neapolitan bespoke tailor and owner of an exclusive show room in Milan, “a desire to express to the utmost our elegance, internal and external.” This can be done with even the simplest of details, such as a “more fanciful tie or a playful pocket square,” elements that now carry more significance precisely because we no longer take them for granted.

Mariano Rubinacci, Neapolitan bespoke tailor ‘personal stylist’ © marianorubinacci.com

Luca Rubinacci, who runs the exclusive Rubinacci showroom in Milan, agrees with his father. “My generation has a great desire to dress well and, above all, to feel at ease with what they wear. The phrase 'without ties' should be used in quotation marks because ties are increasingly being worn in certain contexts, depending on where you are.

 

For example, we like to dress well in a loose jacket if we want to go to a restaurant in the evening with friends, but if we have to go to a business meeting, then the tie is essential.

 

It is not true that our generation wears ties less frequently, only that many times the context does not require it. But elegance is also being able to match context and attire. This is why I believe that the new generation is moving closer and closer to tailoring and good taste.”

moda postpandemia 2 Luca Rubinacci © marianorubinacci.com

What to wear?

Work-from-home solutions will be a much larger part of corporate culture because of our experience during the pandemic and will inevitably be reflected in attitudes toward attire. This will be true even in Milan, where remote working has not previously been particularly common.

Having lived and worked in both New York and Milan, senior executive Romain has a solid base for comparison, “There’s a geographic difference between Milan and New York,” he explains. “In New York, most executives live out in the suburbs. They are not only open to remote working, they are actively encouraging it, at least for themselves, to avoid the long commute into the city. In Milan, though, corporate leaders tend to live in the city, so it’s easy to get to the office.” But the experience through the pandemic has opened up new possibilities of regular remote working even in Milan.

What effect will this have on what men wear to work when they do go to the office? Romain believes that most Milanese men will feel the way he does, relishing the luxury of putting on a quality suit and an elegant tie. Besides, it’s just good business. “Cutting a good image will always be important.”

moda postpandemia 2 Shoes by Velasca © velasca.com

Enrico Casati, co-founder of Velasca Milano, is of the same mind, but expects that the “casualization trend” that was underway well before the crisis will likely continue. “The desire to dress well has never changed. What’s changed is that dressing well doesn’t necessarily mean a jacket and tie.” Conversely, casual attire is not limited to tracksuits. “Even sneakers can be elegant,” Enrico Casati says.

moda postpandemia 2Alessandro Maria Ferreri, Ceo of the Style Gate © thestylegate.com

We hear similar observations from Alessandro Maria Ferreri, president of The Style Gate, who notes a continuing trend of “relaxed tailoring”. While an air of sobriety and formality is certainly maintained, there is a general softening of structure and line.

 

He adds, “I still feel that, in or out of the house, we need to remain not only dignified but must show that we value what we do. Of course we dress for ourselves … but it’s also a gesture of respect for our colleagues and for the work we do.”

 

Gazing into the crystal ball

So what’s our prediction for Milan? While most professionals will probably exercise remote working options for part of the week, the office environment will likely be much the same as it was before the crisis. Milanese men will like working from home in clothes that are casual and comfortable, but then they will enjoy dressing well for the office that much more.

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