Chiara Boni, la grande dame de La Petite Robe. Di Nathalie Peigney

The designer Chiara Boni photographed by Cosimo Buccolieri © Chiara Boni

Una stilista di successo che da oltre dieci anni conquista il mondo con il suo stile glamour, sartoriale e pratico, senza chiusure lampo! Paris Hilton, Oprah Winfrey, Beyoncé o Mariah Carey… tutte innamorate de La Petite Robe.

chiara boni 2Chiara Boni ‘Vickey’ dress, spring summer 2021 © Chiara Boni

Creando la sua linea, Chiara Boni è partita da un concetto semplice ed efficace: abiti al ginocchio per il giorno e più lunghi per la sera, estremamente comodi e pratici, tutti realizzati nello stesso tessuto elasticizzato. Una maglia bi-elastica, ipoallergenica e traspirante, originariamente creata per lo sport, un brevetto italiano, che Chiara Boni ha sviluppato per il suo marchio.

Chiara Boni, La Petite Robe. Fashion Show in Forte dei Marmi spring/summer 2021​ 

Nel corso degli anni la collezione si è ampliata per includere pantaloni, giacche, cappotti, tuniche e top, scarpe, borse e profumi, ma ha sempre mantenuto la sua caratteristica dinamica femminilità. La donna vestita con Chiara Boni può indossare i suoi abiti tutto il giorno senza stropicciarli, e la sera basta aggiungere un accessorio, un paio di tacchi o un gioiello, e il pezzo si trasforma in un abito elegante. Per il lato funzionale, i vestiti si piegano facilmente e non occupano spazio nella valigia. Si possono lavare in lavatrice senza doverli stirare... Insomma, proprio come piacciono a noi, le milanesi giramondo.

I suoi capi hanno bordi puliti, senza bottoni, senza cerniere, si indossano con grande facilità e offrono un'incredibile vestibilità e flessibilità. Come le è venuta l'idea? Ha pensato a cosa le sarebbe piaciuto indossare e ha creato il suo stile?

“Tutto nasce dalla mia ossessione per la sartorialità, ad oggi è difficile trovare qualcuno che sappia cucire una cerniera e fare un orlo di qualità. Trovandomi a lavorare con le macchine da cucire moderne, non mi sono riconosciuta nelle finiture industriali, così ho eliminato le lampo e ho scelto il taglio vivo.”

chiara boni 2Chiara Boni, La Petite Robe, ‘Vasilina’ dress, spring/summer 2021 © Chiara Boni
Il concetto base de La Petite Robe è particolarmente apprezzato dalle donne americane. Come lo spiega? Qual è la sua motivazione: l'aspetto funzionale o il super glamour di Hollywood? Quale e quanto mercato rappresenta nel 2021?

“Le donne americane associano la moda italiana ai concetti di elegante e classico. Credo che sia per questo che apprezzano i miei capi, ai quali riconoscono un gusto italiano che sposa il loro modo di vestire formal. Il mercato americano per il mio Brand rappresenta nel 2021 ancora il 70% di quello globale.”

Lei ha affermato: "Quando hai delle idee, non è difficile iniziare. Per avere successo oggi, se non sei una grande azienda, devi essere fortemente specializzato". Può dirci di più?

“Oggi, per i giovani, iniziare un’attività imprenditoriale pensando di fare una collezione che comprenda molti capi e molti tessuti sarebbe una mission impossible, in termini di denaro, potere e capacità gestionale. Bisogna cercarsi una nicchia a cui presentare un prodotto specifico di ottimo livello per avere successo.”

I suoi abiti, che sono spesso aderenti, non si adattano a tutte le donne perché enfatizzano o addirittura rivelano le forme e quindi il sovrappeso, quando è presente. Cosa ci può dire in proposito?

“Le donne italiane in sovrappeso tendono a nascondersi, il che contraddice il DNA della bellezza italiana che ha le sue icone nelle dive formose degli Anni ’50. Le donne latine in sovrappeso, o meglio dalle curve generose, invece amano strizzarsi nei miei vestiti aderenti. Dipende dalla personalità, ma le donne morbide, se ci fate caso, non sono mai sole!”

chiara boni 2Chiara Boni, La Petite Robe, ‘Roos’ printed dress, spring/summer 2021 © Chiara Boni

 
A sostegno di coloro che dedicano la loro vita, il loro tempo e le loro forze alla lotta contro il Covid-19, lei ha lanciato una collezione di t-shirt in edizione limitata 'Smile for Italy', il cui ricavato è devoluto all'ASST LOMBARDIA (Associazione di Aziende Socio Sanitarie Territoriali della Regione Lombardia). Pensa che dopo la crisi Covid, le aziende italiane, come quelle americane, svilupperanno le loro azioni di solidarietà verso gli italiani in difficoltà?

“Gli americani sono abituati a considerare annualmente le attività di charity tra quelle aziendali, perché queste attività costituiscono un valore e sono detraibili. Credo che molte aziende italiane, dopo la crisi Covid, cercheranno di fare la loro parte ma sarebbe una motivazione ulteriore, ed un contributo, se queste azioni di solidarietà fossero detraibili anche in Italia.”

 

Lei veste molte celebrità americane: Paris Hilton, Oprah Winfrey, Susan Sarandon, Beyoncé, Mariah Carey e tante altre. Chi le piacerebbe vestire che non ha ancora vestito? “Cate Blanchett, Charlize Theron, Kamala Harris e Amanda Gorman."

 

Che cosa del suo stile attrae queste persone così diverse tra loro per età e morfologia? Qual è il rapporto che la lega a loro, che lei sublima con i suoi abiti, quando le incontra a Milano?
"Donne consapevoli come tutte quelle che ho già vestito, donne che, nel vestirsi, non sentono l’esigenza di essere alla moda ma di stare bene con sé stesse. Non ho mai avuto il piacere di incontrarle a Milano, ma sicuramente quello che mi lega a loro è la complicità, la complicità tra donne consapevoli.”
chiara boni 2Chiara Boni, La Petite Robe, ‘Radoslava’ dress, spring/summer 2021 © Chiara Boni
Che cosa pensa che sia il lusso? E la qualità?

“Il 100% Made in Italy!”

Quante difficoltà e quanto lavoro già intrapreso occorrono per diventare un'azienda sostenibile?

“Tantissimo lavoro, perché la sostenibilità è da misurare e certificare in ogni momento della produzione, per un’azienda di moda fin dalla filatura. Sostenibile, inoltre, è solo quel processo in cui le persone coinvolte sono trattate in modo etico.”

Lei, una fiorentina che si è trasferita a Milano qualche anno fa, può parlarci di Milano, dell’energia e della creatività proprie di questa città?

“Milano è stata la mia seconda città fin da ragazza, ci abitava mio padre. Quello che auguro a questa incredibile metropoli, dopo la crisi Covid, è di ritrovare la sua circolarità, quella degli Anni ’70, in cui gli ambienti della moda, dell’arte, dell’architettura, dell’editoria si contaminavano tra loro incessantemente generando continue esplosioni creative.”

chiara boni 2Chiara Boni, La Petite Robe, fall/winter 2021/2022 collection © Chiara Boni

Lei ha appena lanciato una linea di abbigliamento per interni. Non teme di allontanarsi dal suo concetto di base e di perdere così la sua immagine specifica?

“Non lo temo perché la mia collezione LEISURE interpreta un’idea diversa di comfy, sportivo ma glamour, che non tradisce l’identità del brand.”

 Leggi di più: www.qualitymilan.com

 


 

Chiara Boni, the grande dame of La Petite Robe. For more than 10 years, her particular pairing of glamour and practicality has been stealing hearts. Paris Hilton, Oprah Winfrey, Beyoncé and Mariah Carey are all in love with La Petite Robe.

Chiara Boni started with the simple idea of creating knee-length dresses for daytime wear and longer ones for the evening. All were to be done in the same elasticised fabric. Her patented sports shirt – elastic, hypoallergenic, and breathable – has been a global hit.

chiara boni 2The designer Chiara Boni said “The beauty of a smile is to mix the finite and the infinite in just the right portions”. Photo by Cosimo Buccolieri © Chiara Boni

Over the years the collection has grown to include trousers, jackets, coats, tunics and tops, shoes, bags, and perfumes, all charged with her distinct sense of dynamic femininity. Chiara Boni clothing can be worn all day without wrinkling and needs only the addition of a pair of heels and just the right accessory to sashay successfully into the evening. All articles are easily foldable and in a suitcase take up almost no space at all. They are machine washable and require no ironing. Perfect for the globetrotting Milanese!

All of your articles have clean hems, no buttons, no zips, and are wonderfully comfortable and flexible. How did you come up with the idea?

“It started with my passion for good tailoring. Today it’s difficult to find anyone who knows how to sew a proper zip or a good clean hemline. I just don’t like industrial-style finishing, so I eliminated the zips, opting for raw cuts.”

The concept of La Petite Robe is particularly admired by American women. Are they motivated more by practicality or their sense of Hollywood glamour?

“American woman see Italian fashion as classic and elegant. In my clothing, they recognise Italian taste, which suits their idea of formal dress. The American market in 2021 makes up 70% of my brand’s global sales.”

When you’ve got ideas, it’s not difficult to get started,” you’ve said. “To be successful today you need to be highly specialised.” Tell us more about this.

“For young people today, starting a business with a collection offering lots of pieces and different fabrics is a mission: impossible. To be successful, they need to find a niche market and present a specific high-quality product.”

chiara boni 2Chiara Boni, La Petite Robe, fall/winter 2021/2022 collection © Chiara Boni

Your form-fitting dresses are not necessarily suitable for all women, as they emphasise shape and size. What can you tell us about this?

“Full-figured Italian women tend to hide their curves. This contradicts the DNA of Italian beauty, whose icons are the shapely divas of the 1950s. Curvaceous Latin women, though, love to squeeze themselves into my form-fitting garments. Take a look around: curvy women are never alone!”

In support of those who are engaged in the fight against Covid-19, you’ve launched a limited-edition collection of t-shirts, Smile for Italy, with proceeds going to the Lombardy Association of Social Health Businesses. Do you think that after the crisis Italian businesses, like American ones, will develop solidarity programmes for Italians in difficulty?

“American businesses are used to sponsoring annual charity drives, which for them are tax-deductible. I think that many Italian businesses will seek to do their part, though they would be more motivated to do so if their contributions were tax-deductible as well.”

You have dressed a number of American celebrities: Paris Hilton, Oprah Winfrey, Susan Sarandon, Beyoncé, Mariah Carey, and many others. Whom would you like to work with that you haven’t yet had the chance to?

“Cate Blanchett, Charlize Theron, Kamala Harris, and Amanda Gorman.”

What is it about your style that attracts such very different women? What kind of rapport do you have with them when you meet them in Milan?

“They are all women of great awareness, who feel no need to be in fashion, just to be comfortable with themselves. I’ve never had the opportunity to meet any of them here in Milan, but what connects us is a kind of complicity between women of awareness.”

What is luxury for you? And what is quality?

“100% Made in Italy!”

 

How difficult is it become an eco-sustainable business? “It requires a lot of work because sustainability is measured and certified at every step of the production process, from sourcing to sewing. Sustainability also means that every person involved in the process is treated ethically.”

 

As a Florentine who relocated to Milan a few years ago, what can you tell us about Milan’s energy and creativity?

“Milan has always been my second city because my father lived here. What I wish for this city, in the post-Covid period, is that it recapture her circularity, as it had in the 1970s, when the worlds of fashion, art, architecture, and publishing intermingled, generating continuous creative explosions.”

You’ve just launched a line of home furnishings. Do you not worry that this might distance you too much from your original concept and risk losing your specific image?

“I’m not worried because my LEISURE collection interprets a particular idea of comfy, sporty but glamorous, which in no way betrays the identity of the brand.”

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