Eliana Miglio, attrice intramontabile, icona di moda

Eliana Miglio, Instagram @elianamiglio. Photo by Marco Rossi

“Ho fatto della mia passione il mio lavoro.” Tante passioni, dunque, per una donna che ci ha sempre incantato e che oggi ci ispira. Nata a Milano e cresciuta in una famiglia internazionale, Eliana Miglio ha trascorso la sua gioventù fra la Germania, il paese di Luino sul Lago Maggiore e un collegio a Cortina d’Ampezzo. Dopo anni a Roma, dove ha lavorato prima come modella, poi come conduttrice televisiva e infine come attrice, sia in Tv sia nel cinema, si ritrova di nuovo nella sua Milano natale. “E’ la mia città - ci dice - questa è la verità, e per questo ci sono tornata.”

Noi di QualityMilan abbiamo avuto il grande piacere di trascorrere, anche se solo in modalità digitale, un po’ di tempo in sua compagnia. Ci ha parlato del libro che ha scritto, di una vita ben vissuta, della sua identità come figlia, come donna e come madre.

miglio 2Eliana Miglio, Instagram @elianamiglio. Photo by Marco Rossi

Lei è stata attrice, presentatrice, scrittrice, fotomodella e, a 12 anni, anche dj radiofonica quando viveva sul Lago Maggiore. Per fare tutte queste attività, ci vuole un buon equilibrio interiore.

“Credo che sia la mia natura, ero una bambina così e sono diventata una donna così. All’inizio sono sempre stati gli altri a coinvolgermi e a darmi le opportunità. Oggi è cambiato, sono cambiati i ruoli e spesso mi trovo a lavorare con registi giovanissimi, o registe donne finalmente, mentre prima avevo dei maestri. Poi crescendo dovevo io essere maestra di me stessa ma anche di quello che poi andavo a rappresentare, quindi figlia del mio tempo. Poi con le nuove tecnologie ho dovuto adattarmi, per esempio i provini capita che si facciano con il self tape dal cellulare, il che ti allontana un pochino della creatività.”

In che modo è diverso lavorare, come dice, con registi giovani o donne? Dipenderà anche dall’individuo…

“Forse ciò che cambia è quello che vedono in me, perché sentono di più la donna. Ma alla fine nelle generazioni più giovani si sono accorciate molto le distanze uomo-donna. Maschi e femmine sono più simili, sono entrambi figure forti, che hanno dovuto strutturarsi, hanno fatto molto attraverso le scuole. Chi arriva oggi nel mondo del lavoro e ha un suo successo è perché si è strutturato molto. La formazione è diversa dal punto di vista generazionale, mentre invece da un punto di vista proprio personale, uomo-donna, non vedo tutta questa differenza.”

miglio 2 Eliana Miglio, Instagram @elianamiglio. Photo by Marco Rossi

Nel 2006 è uscito il suo romanzo La grande invasione delle rane (ed. Fazi). Titolo particolare! Si è parlato delle frasi nude, di una sensualità e di una poesia che poi sconvolgono, è stato descritto come ‘gradevolmente inquietante’. Quali grotte interne ha scavato ed esplorato per poter scrivere questo libro?

“Sicuramente le grotte di un’adolescenza che in qualche modo ancora aleggiava in me. Forse dovuta al fatto che avevo un figlio adolescente in quel periodo. Ci eravamo trasferiti a Roma, avevamo una nostra serenità dopo un periodo più tumultuoso. Quando lui usciva per andare a scuola, mi sedevo alla sua scrivania e mi lasciavo un pochino immergere, travolgere dai ricordi, ai quali poi ho voluto mischiare racconti di vicende che mi erano capitate vicino, che non erano le mie, ma che avevano toccato profondamente la mia sensibilità. Ma non contenevano quell’aspetto esibizionistico della sessualità così sfrontata e anche complessa che può capitare durante l’adolescenza, quando bisogna definire la propria identità anche nella sessualità.”

 

“Il teatro di un posto di lago dove vivevo, un po’ isolato e desolato, che però comprendeva una natura così determinante nella crescita, mi permetteva di contestualizzare un interno con un esterno comunque accogliente, anche se cupo.”

 

“Ovviamente oggi sono più matura, forse scriverei cose diverse. Quello era il cosiddetto romanzo di formazione. Però è stata una tappa importante perché mi ha fatto sentire molto libera.”

miglio 2Eliana Miglio, Instagram @elianamiglio. Photo by Marco Rossi

In passato ha parlato della sua adolescenza all’estero, dicendo che invece del ‘vorrei che mio figlio facesse questo o quel mestiere,’ nelle famiglie straniere è più consueto sentire: ‘che trovi la sua strada.’ Come ha influito questo sul suo modo di essere madre?

“Io sono stata educata al concetto che la cosa più importante era avere delle passioni, quindi seguirle. Mio figlio dice sempre che ho fatto della mia passione il mio lavoro. Lui che ne avrebbe potute esaudire tante, perché ha molti talenti, ha scelto un lavoro che gli desse però anche una concretezza, e quindi in qualche modo c’è un’evoluzione. Sicuramente l’insegnamento alla fine è che, per stare al mondo, il lavoro ti deve rendere felice. E lui ha trovato questa soluzione.”

Se dalla madre tedesca ha preso uno spirito davvero avventuroso e libero, cosa le ha regalato e insegnato l’Italia?

“Direi che di ‘tedesco’ ho l’attaccamento alla natura e questa educazione legata alla cultura, com’è tradizione che sia in Germania. Per esempio, a casa mia, bisognava che tutti noi sapessimo suonare uno strumento. Quando ho visto i film di Kieslowski, vi ho trovato tanto della mia famiglia d’origine, da parte di mamma.”

 

“Anche quella sorta di malinconia nello sguardo, tipico di chi ha origini nel Baltico. Mia madre è prussiana e in famiglia vengono tutti dai paesi baltici. Invece il mio papà era piemontese e mi ha dato la mia italianità.”

 

“Me lo ricordo con i suoi abiti eleganti, la sua vitalità, le risate, il ballare… Io stile italiano mi è sempre appartenuto, mi ha affascinata. C’è un gioco della vita che solo gli italiani conoscono, un gioco che è imbattibile ed è il motivo per cui uno straniero ne viene attratto. Io adoro il sud dell’Italia, Roma, Capri, la Sicilia… però è vero che conservo l’occhio un po’ dello straniero, cioè vivo queste città con l’incanto di chi in fondo le sceglie, non appartengo completamente a loro. I giardini italiani sono meravigliosi, il mare è stupendo, insomma… ci sono troppe cose per cui io non la potrei mai lasciare, l’Italia! Questo è il motivo del mio essere italiana. Mi ci sono attaccata, perché la amo.”

Cinque anni fa lei viveva ancora a Roma. Che cosa l’ha riportata a Milano? Quali sono i tratti di carattere di Milano che le piacciono di più?

“Per me, Milano è sicuramente più ‘casa’. Lì è la mia famiglia di origine, a Luino sul Lago Maggiore. Di Milano mi piacciono molto le donne, perché c’è una comunità femminile con donne tutte molto attive, molto legate alla cultura. Secondo me Milano è molto più solida, strutturata, e anche più interessante di altre città.”

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Se in Italia si dice che l’abito non fa il monaco, in inglese si dice che the clothes make the man, ovvero, gli abiti fanno l’uomo. Quale ruolo ha la moda nella sua vita?

“Non amo la moda nel senso di community, non mi piacciono le persone tutte vestite uguali, tutte che devono comprare le stesse borse, le stesse scarpe, gli stessi abiti per sentirsi parte di un gruppo. Spesso compro cose lievemente fuori moda, anche se devo dire che ho alcuni punti fermi che sono il mio genere. Ho il mio stile che negli anni ovviamente si è adeguato, si è sviluppato. Ma per me la moda è un gioco e tale deve rimanere.”

Quali sono gli stilisti i cui prodotti lei ama indossare, che le permettono di esprimere meglio quello che vuole comunicare agli altri?

“Secondo me è importante avere un proprio stile perché ci racconta. Negli abiti amo Prada, ma soprattutto Miù Miù, che è un po’ più ‘francesizzante’ e forse più originale, più artistica. Però in realtà lo stile Prada è quello che usiamo di più, uno stile molto milanese, fatto di cose essenziali. Il tocco eccentrico mi piace, però lo stile dev’essere il mio. Mi ha sempre divertito quando negli anni passati andavo alle sfilate, ho visto tanto Scervino, Blumarine, anche Cavalli. Quanto era divertente! Entravo negli showroom e gli addetti mi dicevano: ‘Questo è il tuo, questo è il vestito per Eliana, l’ho già messo da parte!’ Avere uno stile riconoscibile secondo me è importante. E’ questo lo stile.”

Stiamo vivendo un momento particolare nello sviluppo dell’idea di donna, soprattutto di donna over cinquanta. Ci sono donne ai vertici del mondo degli affari, ma anche nelle posizioni più alte del potere politico: la Germania, la Norvegia, adesso anche negli Stati Uniti, e poi ancora più recentemente ministeri importanti del nuovo governo italiano sono in mani femminili. Nell’ambito degli spettacoli, del cinema, anche della pubblicità, però, il cambiamento è più lento. Lei vede qualche motivo di ottimismo per il prossimo futuro?

“Nel settore della musica le donne sono molto avanti, specialmente in America, lo vediamo con queste super cantanti come Beyoncé o Lady Gaga.”

 

“Le donne sono veramente ai vertici. Ma anche da noi, se vogliamo, quest’anno concorre agli Oscar Laura Pausini. Nel cinema adesso le donne iniziano ad essere di più, però le storie sono ancora scritte tantissimo dagli uomini.”

 

“Quindi è più lento questo cambiamento perché rispecchia la società italiana, che è comunque una società dove le donne si liberano in fondo solo dopo una certa età, dopo il periodo matrimonio-figli. La donna che ha avuto un’esperienza faticosissima, però di maggiore equilibrio tra vita familiare e vita professionale, con l’età riesce ad essere un po’ più forte. Quindi, secondo me, c’è un forte riscatto ormai anche da noi della donna over cinquanta, che riesce ad avere una visione del mondo più contemporanea.”

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Adesso che si percepisce un po’ di luce alla fine del tunnel di questi lunghi mesi di pandemia, quali sono i progetti che sta preparando?

“Ho girato all’inizio dell’anno a Napoli La peste, un progetto cinematografico con la regia di Francesco Patierno, che ne è anche l’autore. Quindi sono molto contenta perché curiosamente mi piace lavorare con progetti di cinema. Amo partecipare anche quando sono ruoli non particolarmente grossi, perché è proprio il progetto in sé che mi interessa. Poi mi capita a volte di girare dei cortometraggi con giovani registi. Lo faccio un po’ volutamente per mettermi in gioco. Adesso me ne è arrivato uno che mi interessa particolarmente, un ruolo da protagonista, di un regista che è anche un fotografo, quindi sono curiosa. Anche la scrittura mi interessa molto, perché è come se fosse un filo conduttore. E’ ovvio che durante un anno come questo venga da dire: forse devo cambiare tutto. Però poi la vita, specialmente per chi ha scelto di fare questo tipo di lavoro, si rivela un percorso che non è nemmeno giusto interrompere o spezzare. Bisogna tenere duro, mandare avanti le proprie capacità e valorizzare i propri talenti. E poi i talenti trovano la strada per esprimersi.”

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Eliana Miglio: timeless actress, fashion icon. “I’ve made my passion my work.” So many passions for a woman who has always enchanted us and now inspires us!

Born and raised in an international family, Eliana Miglio spent her childhood between Germany, Lake Maggiore, and a boarding school in Cortina. Following years in Rome, where she worked first as a model, then as a TV host, and finally as an actress, she has returned to her native Milan. “It’s my city,” she says, “that’s the simple truth, and it’s why I came back.”

We here at QualityMilan had the great pleasure of spending a bit of time in her good company, even if only digitally. She spoke to us about the book she wrote, of a life well lived, and about identity – as a daughter, a woman, a mother.

miglio 2Eliana Miglio, Instagram @elianamiglio. Photo by Marco Rossi

You’ve been an actress, host, writer, model, and at the age of 12, even a radio DJ. Does this require a strong sense of inner equilibrium?

“It’s just my nature. These days I work almost exclusively with young directors, and finally with women directors as well. Before, I always had mentors, but as I grew I had to become my own mentor, keeping up with the times. I’ve had to adapt to technology, even having to use my mobile phone to film my auditions. It’s quite frustrating in some ways because it distances me a little from creativity. But the world is changing and we have to stay up to date, as with this interview that we’re doing on WhatsApp!”

How is it different working with directors who are young or women?

“The thing that is perhaps different is what they see in me, because they see the woman. But on the whole the male-female distance has shortened dramatically with the younger generations. They’re more similar and have all had to structure themselves, academically as well. So working with young directors is quite different, but it doesn’t make much difference whether the director is a man or a woman.”

In 2006 your novel The Great Frog Invasion was published. Reviews mentioned naked phrases of particular sensuality and poetry, describing the book as ‘pleasantly disturbing’. What internal grottos did you explore that allowed you to write this?

“Certainly the grottos of adolescence. Maybe it’s because I had a teenaged son at the time. We had moved to Rome, and while he was at school I would sit at his desk and lose myself in memories. To these I added stories of things that had happened to people close to me, things that affected me deeply.”

 

“The complexity of living in a small town enhanced the conflict between my internal and external worlds. Then there was the theatre of the lakeside town where I lived, a little isolated, but ensconced in nature that proved to be so determinant to my growth.”

 

“It allowed me to contextualise my inner self within an external world that was still welcoming, despite its darker aspects. Today, of course, I’m more mature, perhaps I’d write about other things. But it was an important step for me, it made me feel so free.”

miglio 2Eliana Miglio. Photo by Marco Rossi

In the past you have spoken about your adolescence abroad, where parents, rather than saying, “I want my children to become this or that,” are more likely to say, “They’ve got to find their own way.” How has this influenced you as a mother?

“I was raised with the idea that the most important thing is to have passions, then to follow them. My son always says that I made my passion my work. He chose work that also gives him a certain stability. In the end, to get by in this world, you need to do work that makes you happy. And he found this solution, a kind of compromise.”

If from your German mother you inherited your free and adventurous spirit, what has Italy taught you?

“From my German side I get my attachment to nature and a connection to culture, as is traditional in Germany. For example, we all had to learn to play an instrument. And when I watch Kieslowski’s films, I see so much of my mother’s family in them. My father was from the Piedmont, and I remember his elegant suits, his vitality, always laughing and dancing… Italian style has always fascinated me and been a part of me. There is a way that Italians have of playing the game of life that is unbeatable. It’s why foreigners are so attracted to it. I love the south of Italy: Rome, Capri, Sicily… but it’s true that I still have a bit of the eye of the foreigner. I experience these places with the enchantment of someone who has chosen them. I don’t entirely belong to them. Italian gardens are marvellous, then there’s the sea… There are too many things that prevent me from ever leaving Italy! This is what makes me Italian. I am attached to it because I love it.”

miglio 2Eliana Miglio. Photo by Marco Rossi

Five years ago you were still living in Rome. What brought you back to Milan? What are the Milanese character traits that you like best?

“For me, Milan is ‘home’. This is where my family of origin is. I really like Milanese women because there is a kind of feminine community here. In my opinion, Milan is more solid, more structured, and even more interesting because of these women who are so active, so connected to culture.”

If in Italy it is said that a habit does not a monk make, in English they say that the clothes make the man. What role does fashion play in your life?

“I don’t like people who all dress the same, who have to buy the same purse, the same shoes, to feel part of a group. I often buy things that are slightly out of fashion, though I must say that there are a few things that are just my type. I have a certain style, one that has altered and developed over the years, of course, but fashion is a game and such it must remain.”

Which designers do you like wearing, the ones who allow you to best express what you want to communicate to others?

“I think it’s important to have your own style. I love Prada, but especially Miu Miu, which is a little ‘Frenchifying’ and perhaps more original, more artistic. But the truth is that Prada is what we wear more often, a Milanese style, essential things. I like an eccentric touch but the style must be mine. I’ve always enjoyed going into showrooms over the years – Cervino, Blumarine, even Cavalli. I would walk into a showroom and a staff member would say, ‘This is for Eliana, I’ve already put it aside!’ Having a recognisable style is, I think, very important. This is style.”

miglio 2Eliana Miglio. Photo by Marco Rossi

We are living in a very particular period in the development of the idea of womanhood, especially of women over 50. There are women in the highest positions of leadership in the world of business but also in politics: Germany, Norway, and now in the US, and even more recently, important ministries in the new Italian government are in the hands of women. In show business, however, things are moving more slowly. Do you see cause for optimism for the near future?

“In the music sector women are really leading the way, especially in America. We see this with Beyoncé or Lady Gaga. And this year our own Laura Pausini is in the running for an Oscar. In cinema, woman are beginning to make headway, but the stories are still almost always written by men. This slower movement reflects Italian society, where women so often free themselves only after a certain age, after the married-with-children part. Once over the age of 50, though, even in Italy, many women are getting a fresh start, with a more contemporary view on things.”

Now that we are beginning to see a little light at the end of the tunnel of this long year of pandemic, what projects are you working on?

At the beginning of the year I worked on the film The Plague in Naples, directed by Francesco Patierno. When the project itself speaks to me, I love taking part even if I’ve got a minor role. Sometimes I work on shorts with young directors, which keeps me current. I’ve just received a project that is really interesting, in a starring role, with a director who is also a photographer, so I’m curious. There have been times this year when I’ve thought that I had to change everything. But life, especially in the kind of work I’ve chosen, is a path, and it wouldn’t be right to abandon it. We need to hold on and keep putting ourselves out there. Talent always finds its way to expression.”

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