Ernesto Mauri, maestro dell’editoria italiana

Ernesto Mauri, CEO of the Mondadori Group, in front of the murals of the artist Olimpia Zagnoli. Segrate, Italy © Mondadori Group

Nel suo lungo e intenso percorso professionale, Ernesto Mauri ha sempre avuto la più grande attenzione per la qualità dei contenuti e dei prodotti editoriali, adoperandosi al massimo per divulgare l’eccellenza del Made in Italy.

Oggi il successo delle aziende e dei grandi gruppi dipende essenzialmente dai leader esperti e coraggiosi che li dirigono. Figure eclettiche, intuitive e brillanti come quella di Ernesto Mauri che, dedicando oltre 45 anni della sua vita all'editoria e sempre in posizioni di vertice, è oggi riconosciuto come uno dei maggiori innovatori e protagonisti anche a livello europeo in questo importante settore della cultura.

mauri 2Ernesto Mauri, CEO of the Mondadori Group © Mondadori Group

Affrontare crisi come quella provocata dalla pandemia o il cambiamento in atto delle tecnologie, nonché le mutate esigenze del pubblico negli ultimi dieci anni, richiede una conoscenza globale del mercato e la capacità di circondarsi delle persone giuste al momento giusto. Ernesto Mauri è un capofila nella schiera dei leader preparati e capaci. Presidente di Mondadori Libri S.p.A. e di Mondadori Media S.p.A., Vicepresidente di Mediamond S.p.A., membro del Consiglio Generale di Assolombarda, membro del Comitato di presidenza della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), e Presidente di Audipress, nel 2017 ha ricevuto il riconoscimento del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia per il suo costante impegno nel diffondere l’informazione e la cultura a livello internazionale.

Un percorso eccezionale:

Dopo la laurea in Economia e Commercio all'Università Cattolica di Milano e un primo periodo professionale nella società di revisione Ernest & Young, nel 1975 Ernesto Mauri entra in Rusconi Editore e ne diventa Direttore Generale, facendo della casa editrice il terzo editore di magazine in Italia, dopo Mondadori e Rizzoli. Diversifica il business con la creazione di 'Italia 1', canale televisivo del gruppo (passato a Mediaset nel 1982) e sviluppa una rete internazionale con ‘Hachette’ in Francia e ‘Grupo 16’ in Spagna.

Dal 1991 al 2000 alla direzione dei Periodici Mondadori, Mauri rende il gruppo Mondadori leader nel settore magazine con una quota di mercato passata dal 26% al 38%. Periodici come 'Donna Moderna', 'Chi', 'Cucina Moderna', 'Casa Facile', sotto la sua guida vengono rinnovati e rilanciati ottenendo sempre più successo. Famose testate internazionali come 'Cosmopolitan' e 'Men's Health', vengono lanciate in Italia. Nasce una nuova attività, quella dei prodotti collaterali venduti in abbinamento ai periodici (videocassette di film, libri, enciclopedie, CD, DVD), una strategia trasversale italiana tipica della dirigenza Mauri.

cover dominechCon il nuovo millennio, Ernesto Mauri diventa Amministratore Delegato di Telemontecarlo, da poco passato a Telecom-Seat, e lavora alla trasformazione dell'emittente nel terzo polo televisivo italiano, ribattezzandola “La7”.

Nel 2003 viene nominato Amministratore Delegato di Cairo Editore e l'attività del gruppo editoriale conosce, sotto la sua guida, uno sviluppo senza precedenti, con il lancio di tre settimanali di successo in soli tre anni: 'DiPiù', 'DiPiùTv' e 'Diva e Donna’.

Il 2007 è l'anno del ritorno in Mondadori come Président-Directeur Général della consociata francese del gruppo. Ernesto Mauri rilancia Mondadori France con una strategia basata sulla qualità editoriale e lo sviluppo digitale. Lancia con successo l'edizione francese di ‘Grazia’, che in pochi anni diventa il secondo magazine del mercato 'haut de gamme'. Un successo clamoroso premiato con il prestigioso riconoscimento come 'Magazine de l’Année' dal ‘Syndicat de la Presse Magazine et d’Information ', che gli conferisce anche il 'Prix Innovation' come miglior nuovo magazine dell’anno 2010. Prima di lasciare la Francia, Mauri è insignito dal Ministro della Cultura e della Comunicazione della Repubblica francese Frédéric Mitterand dell’onorificenza di ‘Chevalier dans l'Ordre des Arts et des Lettres’.

Nel 2013, Ernesto Mauri torna in Italia ed è nominato Amministratore Delegato del Gruppo Mondadori, dove avvia subito un rinnovamento dell’azienda definendo un piano di trasformazione del business su due direzioni, da un lato il rafforzamento dell’attività libri e digitale e dall’altro il ridimensionamento del settore “magazine”.

Nel 2016 il gruppo acquisisce la RCS Libri, uno dei principali editori del settore in Italia, rendendo Mondadori un Gruppo editoriale di libri completo, leader del mercato italiano, e rileva 'Banzai Media', società specializzata in brand per il web, facendo così del Gruppo Mondadori il primo editore italiano in ambito digitale.

Chi meglio di questo illustre professionista del settore poteva fornire ai lettori di ‘Quality Milan’ una diagnosi approfondita e affidabile del mondo editoriale in Italia oggi?

Ernesto Mauri, tutti le riconoscono il podio più alto nell’editoria italiana, e lei sa di esserselo meritato. Che tipo di faticosa scalata ha dovuto affrontare per arrivare così in alto?

“Non sono arrivato così in alto per caso o per fortuna, ma facendo tante esperienze. Pensate che ho cominciato nel 1975 alla Rusconi Editore e quindi sono ben quarantacinque anni che lavoro in questo settore. Con queste grandi esperienze, passando dalla Rusconi alla Mondadori, alla Cairo Editore e poi in Francia, ho avuto la possibilità di incontrare persone molto importanti e preparate che mi hanno insegnato molto. Ed è questo il motivo per cui, otto anni fa, sono arrivato ad essere l’Amministratore Delegato della Mondadori, ma con una lunga, lunghissima “gavetta”.”

Dirigere il Gruppo Mondadori con migliaia di dipendenti, in una delle sedi architettonicamente più importanti d’Italia, è più prestigioso o faticoso?

“Dirigere la Mondadori, casa editrice che con i suoi libri e i suoi magazine ha fatto la storia della cultura in Italia, è un'esperienza straordinaria e impegnativa. Ma con grandi soddisfazioni, che non sono solo lavorare nel palazzo più prestigioso architettonicamente e uno dei più importanti d’Italia. È veramente un'esperienza unica perché vissuta nel momento della grande trasformazione digitale che ha stravolto la vita delle case editrici.”

mauri 2Ernesto Mauri CEO of the Mondadori Group © Mondadori Group

Qual è stata la più grande soddisfazione personale della sua carriera in editoria?

“Ne ho avute parecchie di soddisfazioni in questi anni di lavoro, ma direi che la più importante è stata proprio la più recente, ovvero trasformare, con l'avvento del digitale, un'azienda come la Mondadori, che da decenni aveva il core business nel settore dei periodici, in un'azienda il cui core business ora sono i libri. E questo fatto è avvenuto sia attraverso maggiori investimenti nel settore librario, sia attraverso il ridimensionamento dell'attività dei periodici. In questi anni, questo è stato il lavoro decisamente più difficile, ma di grande soddisfazione. Pensate a come la Mondadori, che vive un momento di trasformazione come questo, quotata in Borsa, sia diventata oggi più solida di quello che era prima, nonostante questa rivoluzione digitale avrebbe potuto crearle dei seri problemi.”

 

Con l’acquisizione di Banzai Media, di qualche anno fa, lei dimostrò di aver compreso prima di altri editori che il digitale sarebbe stato non solo fonte diretta di ricavi, ma anche propulsore di altre iniziative. È andato tutto come sperava?

 

“ Sì, è andato tutto come pensavamo. È andato molto bene e avrei fatto anche di più. Fare di più vuol dire che avrei voluto fare qualche altra acquisizione nel settore digitale per avere ancora più competenze e crescere con un ritmo, diciamo, più importante. Però è una cosa che abbiamo in mente di fare e che continueremo a fare, proprio grazie alle soddisfazioni che abbiamo avuto con Banzai.”

Alcune gloriose testate Mondadori sono state chiuse o cedute ad altri editori, in conseguenza del progressivo declino dell’editoria periodica cartacea. Solo colpa dell’avvento del digitale? È un fenomeno solo italiano?

“L'avvento del digitale è un po' come l'avvento del motore a scoppio per un'azienda di trasporti a trazione animale. È una tale rivoluzione che cambia totalmente il comportamento dei consumatori. Prima, per essere informati, si comprava un periodico o un quotidiano cartaceo. Oggi le stesse informazioni sono su Internet e, guarda caso, la maggior parte di questi contenuti sono anche gratis. Per cui la crisi e la chiusura o la cessione di alcune testate derivano proprio dall'obiettivo di salvaguardare un'azienda quotata in borsa come Mondadori, riducendo progressivamente l'esposizione in un settore in difficoltà, per concentrarsi in un ambito che invece è molto resiliente. Basta vedere come quest'anno, con la pandemia, il settore dei libri non ha avuto ripercussioni negative, anzi ha avuto un incremento a livello di mercato rispetto alle difficoltà che hanno incontrato molti altri comparti. Quindi direi che è proprio questa rivoluzione che ha provocato la crisi, a cui però abbiamo saputo reagire grazie alla nostra strategia.”

Lei che non è un “digital native”, come si trova a dirigere una grande azienda editoriale che sta trasformandosi in un’azienda prevalentemente digitale?

“Questa rivoluzione riguarda tutte le persone che operano nel mio settore, che non per questo devono necessariamente avere esperienze nel digitale. Certo, provenire da quel settore ti dà delle competenze in più. Ricordiamoci però che l'azienda Mondadori ha ancora oltre il 90% dei propri ricavi derivanti dal settore cartaceo. Basti pensare che ben il 93% dei libri viene letto sul cartaceo, mentre nel settore dei periodici il print vale ancora il 75% del totale. Ancora oggi il business, specialmente quello del libro, è concettualmente concentrato sul settore cartaceo. Quindi è importante sapere come far fronte alla discesa di alcuni settori e come intervenire. Bisogna essere attenti osservatori di quello che avviene negli altri Paesi, dove questi fenomeni sono arrivati molto prima che in Italia.”

 

Come è considerata l’Italia dagli altri Paesi, per quello che riguarda l’edizione di libri e di magazine?

 

“Più che come è considerata, bisogna vederla come è nella situazione di mercato. Negli anni passati l’Italia è sempre stato il paese dove si legge di meno. Quindi, sia nei periodici che nei libri, ha sempre avuto livelli di lettura inferiori rispetto a quelli dei paesi europei più vicini a noi. Non solo rispetto a Germania e Francia, ma addirittura rispetto alla Spagna. Questo è un difetto di origine, un dato storico. Ed è per questo che i nostri mercati sono sempre stati inferiori in questi due settori.”

Leggere un magazine stampato su carta oppure in versione digitale. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

“Non è tanto un problema di pro e contro. È come dire: che vantaggi ci sono ad andare in automobile piuttosto che andare a cavallo? Sono due mondi completamente diversi. Con l'arrivo dell'automobile gli spostamenti sono diventati più rapidi e meno faticosi, si possono percorrere lunghe distanze e si può andare più veloci. Idem per il discorso digitale. Oggi disponiamo di una quantità di informazioni molto superiore a quella che avevamo prima e tutti possono accedervi. Prima era molto faticoso, alcune categorie sociali non avevano neanche accesso all'informazione. Oggi il problema riguarda proprio la facilità di accesso a questa grande quantità di informazione e la capacità di selezionare quella giusta, eliminando le fake news. Però non si può più fare un confronto tra l'informazione cartacea, che ovviamente è destinata a ridursi progressivamente, e quella digitale con tutte le opportunità dei nuovi mezzi, destinata a svilupparsi sempre di più. Ciò che conta è la qualità e la correttezza delle notizie.

La pandemia in atto ha cambiato definitivamente o solo provvisoriamente il mercato editoriale mondiale? Tornerà tutto come prima, secondo lei?

“Bisogna distinguere. Per quanto riguarda il libro, la pandemia ha addirittura favorito questo tipo di consumo culturale, perché ha bloccato altre forme di intrattenimento, chiamiamole così, di aggregazione, come il cinema, il teatro e altri eventi. E, di conseguenza, il business libro ha beneficiato di queste restrizioni. Non potendo accedere ad altre forme di intrattenimento culturale, le persone si sono concentrate sulla lettura. In un mercato e in un anno difficile come questo, il consumo del libro è addirittura aumentato. Quindi la pandemia non ha influito in egual misura su tutti i settori editoriali. Ha ovviamente ridotto, con un processo già in atto prima della pandemia, il consumo dei giornali e dei magazine e di conseguenza della pubblicità su questi due settori. Un certo rimbalzo ci sarà e tornare come prima sarà difficile. Tutte le volte che si abbassa un po' l'asticella, è complicato ritornare ai livelli di prima. C’è da dire, però, che in questi due settori la pandemia ha solo accelerato un processo già in atto da oltre dodici anni.”

Quali personaggi importanti operanti attualmente in Italia, lei ammira e apprezza?

“Ce ne sono tanti, in tutti i settori, che ammiro e apprezzo. C'è solo il rischio di dimenticare qualcuno di importante. Però, andando per categorie, non mi esprimo su quella politica perché il momento è delicato, nell'industria ci sono delle eccellenze italiane, degli imprenditori che hanno realizzato qualcosa di unico e straordinario. Mi riferisco ad esempio a Ferrero, Del Vecchio, Silvio Berlusconi, Giorgio Armani, ma anche a Remo Ruffini di Moncler e a Brunello Cucinelli. Quindi personaggi importanti a cui bisogna aggiungere gli emergenti del settore digitale. Parlo di Federico Marchetti di Yook, di Danilo Iervolino di Pegaso, di Andrea Piccioni di Immobiliare.it, nuovi protagonisti che in breve tempo sono riusciti a realizzare un proprio progetto vincente. E fortunatamente ce ne sono ancora parecchi e ancora oggi questo è un po' il punto di forza dell’imprenditoria italiana.”

Ci può parlare di Milano? Che cosa ama particolarmente di questa città e come vede il suo futuro?

“Milano ha avuto negli ultimi anni un'evoluzione straordinaria. Nel periodo in cui ho avuto la fortuna di vivere a Parigi era difficile incontrare qualche francese che mi dicesse: “Come ti invidio, vorrei venire a Milano!” Non mi è mai capitato. Ultimamente, invece, ne ho incontrati parecchi. Tutti parlano di Milano, perché la città ha avuto un'evoluzione straordinaria, sia dal punto di vista urbanistico, con delle zone nuove eccezionali, che con l’apertura di locali all’avanguardia, con trasformazioni e con proposte culturali e di intrattenimento notevoli. Milano, negli ultimi 7 o 8 anni, diciamo dopo l'Expo, ha vissuto un'evoluzione che nessuna città europea può vantare in misura così eclatante. Come cittadino milanese, devo dire che è bello e piacevole vivere in questa città. Ovviamente un po’ meno quest'anno, a causa della pandemia che ha bloccato tutte queste straordinarie attività. Però è un luogo con innumerevoli proposte di ogni genere. Ti sembra di vivere davvero in una città contemporanea, con nulla da invidiare ad altre metropoli europee come Londra, Parigi o Berlino. Oggi vivere a Milano è un piacere e una grande soddisfazione.”

Circola voce secondo cui Silvio Berlusconi, in qualità di leader di Forza Italia, avrebbe in mente di candidare lei come futuro sindaco di Milano. Se così fosse, se la sentirebbe di passare da Segrate a Palazzo Marino?

“Sì, è vero, è una proposta che ho ricevuto. Mi ha fatto molto piacere e mi ha lusingato molto che Silvio Berlusconi mi abbia proposto questa candidatura. Però devo dire che, avendo lavorato tutta la mia vita nel ruolo di manager, con un'esperienza che dura ormai da 47 anni, penso che fare il sindaco sia un altro mestiere, certamente molto arduo e molto gratificante, anche perché nel 2026 ci saranno le Olimpiadi Invernali. Quindi molto interessante e molto, molto impegnativo. Sono abituato ad affrontare le sfide che so di poter vincere. Sono meno propenso a fare dei mestieri che conosco poco.”

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Ernesto Mauri, Maestro of Italian Publishing. A great entrepreneur, administrator of the Mondadori Group, recognised by all for his visionary efforts in the dissemination of information and of Italian culture internationally.

Throughout his career, Ernesto Mauri has always placed the quality of content and products at the very centre of his efforts, working to promote Made in Italy excellence. In 2017 he was recognised by the Consular Corps of Milan and Lombardy for his invaluable contributions to the dissemination of information and culture around the world.

Today the success of companies and large groups depends essentially on the visionary expert leaders at the helm: eclectic, intuitive, brilliant, like Ernesto Mauri. With 45 years of his life dedicated to publishing, Mauri has rapidly become one Europe’s most innovative administrators in the sector, holding the highest leadership positions for 30 years

mauri 2Ernesto Mauri, CEO of the Mondadori Group © Mondadori Group

Facing a crisis like the current pandemic, or the changes in market expectations over the past 10 years, requires excellence in leadership, a global understanding of the market and the ability to surround oneself with the right people at the right time. Italy and the Mondadori Group have had the great fortune of having an exceptional administrator like Ernesto Mauri. President of Mondadori Libri (since 2015) and Mondadori Media (since 2020), vice-president of Mediamond (since 2013), Ernesto Mauri is also a member of the General Council of Assolombarda, sitting as well on the Presidential Committee ‘Federazione italiana editori giornali’ (since 2014), and president of Audipress (since 2018).

An Exceptional Path

In 1975, Ernesto Mauri joined Rusconi Editore as General Director, lifting the company to the position of third largest publisher of magazines, after Mondadori and Rizzoli. He diversified the house’s activities with the creation of a television channel in the Italia 1 group (which went to Mediaset in 1982) and developed an international network with Hachette in France and Grupo 16 in Spain.

Then, at the head of Mondadori Magazines in 1991, he brought the Mondadori Group into the pole position in the periodical sector, growing market share from 26% to 38%. Donna Moderna, Chi, Cucina Moderna, Casa Facile… under his tutelage, Mondadori’s magazines were renovated and revised, with ever increasing success. International favourites like Cosmopolitan and Men’s Health were then published in Italy as well. Collateral products were created and sold with subscriptions (videocassettes, books, encyclopaedias, CDs, DVDs), an Italian transversal strategy so typical of Mauri’s style.

With the new millennium, Mauri became the administrator-delegate of Telemontecarlo – which recently passed to Telecom-Seat – and transformed it into the new LA7.

In 2003, he was nominated administrator-delegate of Cairo Editore. Under his guidance the company enjoyed unprecedented growth, launching 3 successful weeklies in just 3 years: Dipiù, Dipiù TV, and Diva e Donna.

2007 brought his return to Mondadori as Chief Executive Officer of the French branch of the group. Ernesto Mauri relaunched Mondadori France with a strategy based on quality in publishing and digital development. He successfully launched the French edition of Grazia, which in just a few years reached second place in the high-end market. This success took the coveted Magazine of the Year award, conferred by the Syndicat de la Presse Magazine et d’Information, which also presented him with the Innovation Prize for best new magazine of the year 2010. Before leaving France, Mauri was tapped as Knight of the Order of Arts and Letters by the Frédéric Mitterrand, the Minister of Culture and Communication of the French Republic.

In 2013, Ernesto Mauri returned to Italy and was nominated as administrator-delegate to the Mondadori Group. He immediately undertook a renovation of the company, laying out a transformational plan in two directions: first the reinforcement of the book and digital areas of activity, then the resizing of the magazine sector.

Consequently, in 2016 the group acquired RCS Libri, one of the most important publishers of books in Italy, rendering Mondadori a book publishing group, and Banzai Media, a company specialising in web-based branding, making Mondadori the top Italian publisher in the digital arena.

Who better than this illustrious professional to give Quality Milan’s readers a reliable diagnosis of the publishing world in Italy today?

 

Ernesto Mauri, you are universally recognised as the brightest star of Italian publishing, and you know you have earned that. What arduous slopes did you have to scale to reach such dizzying heights?

 

“Well, I didn’t get this far by chance or luck, but through a whole series of experiences. I started at Rusconi Publishers in 1975, so I’ve been working in this sector for 45 years. From Rusconi to Mondadori, to Cairo Editore and then France, I was able to meet very important people of tremendous experience who taught me a lot. This is why, 8 years ago, I became the Ceo of Mondadori, but after having paid my dues for 45 years.”

You lead the Mondadori Group with thousands of employees, housed in one of the most architecturally important headquarters in Italy. Is this more prestigious or exhausting?

“Leading Mondadori has been extraordinary and exhausting. But it’s immensely satisfying, and not just because I get to work in the most architecturally prestigious building and one of the most important in Italy. It has truly been an extraordinary experience because it comes at a time of great digital transformation, one that has upended the life of publishing houses.


1 Youtube, July 2019 Mondadori video ‘Il Tricolore illumina Palazzo Mondadori’ © Mondadori Group

What has been the greatest source of personal satisfaction in your career in publishing?

“I’ve had a number of satisfying experiences over these long years of work, but I’d say that the greatest and also the most difficult, but one that continues to bring great satisfaction even now, is the last one. Having been able, with the advent of digital technology, to transform a company like Mondadori, which for decades had its core business in periodicals, into a company whose core business is now books. This came about through greater investment in the book sector and through divesting our periodical activity. This was the most difficult task of recent years but also a source of great satisfaction. In the midst of such significant transformation, Mondadori, now listed on the stock market, is on more solid footing than before, despite this digital revolution that could have caused truly grave problems.”

With the acquisition of Banzai Media a few years ago, you demonstrated that you had understood well before other publishers that the digital wave would be not only a source of direct revenue but a driver of other initiatives. Has it gone as well as you’d hoped?

“Yes, it’s gone exactly as I thought it would. It’s gone quite well, but I would like to have done more. I would like to have made a few other acquisitions in the digital sector to be better able to grow at a quicker pace. But it’s something we are still considering and that we will continue to do, thanks precisely to how satisfied we are with how it’s gone with Banzai.”

Some glorious successes of Mondadori’s past have been discontinued or ceded to other publishers, as a consequence of the progressive decline in print magazine publishing. Is this all due to the digital revolution? Is it a purely Italian phenomenon?

“The arrival of digital technology is a bit like the invention of the internal combustion engine was for a company that produced horse-drawn carriages. It is so revolutionary that it completely alters consumer behaviour. To keep informed, people used to buy a magazine or a newspaper. Today the same information appears digitally on the internet, mostly for free. So the closing or the cession of some elements reflects the strategy for saving a publicly-traded company like Mondadori, leaving a sector in great difficulty to concentrate on a sector that has proven to be quite resilient. One need only consider this year of pandemic. The book sector has not experienced any negative repercussions, in fact gaining market share at the expense of other sectors in greater difficulty. So I’d say that it’s precisely this revolution that provoked the crisis. If Mondadori hadn’t done the work to reduce exposure to the risks in the sector, it would have been a disaster.”

 

How is Italy regarded by other countries in terms of book and magazine publishing?

 

“We need to look at its position in the market. Throughout her past, Italy has always been the country that read the least. So, for both periodicals and books, it has always been at lower levels than those of the European countries nearest to us. Not just compared to Germany and France, but even compared to Spain. This defect goes back to our origins, it is a historical fact. This is why our markets have always been smaller in both of these sectors.”

You are not yourself a ‘digital native’. How do you feel leading a great publishing house as it transforms itself into a predominantly digital company?

“This revolution affects everyone who works in the sector, but this doesn’t mean that everyone must necessarily have digital experience. Of course, coming from that sector provides an extra skill. Remember, though, that 92% of Mondadori’s revenue derives from the print sector. There is no need to be an expert to work in the digital sector; one need only be knowledgeable of the market. Printed books still represent 93% of all books read, and 75% even of periodicals are read in print editions. The business today, especially for books, is still concentrated on the print sector. There’s no need to be an expert to do this work, just an attentive observer of what’s happening in other countries, where these phenomena occurred much earlier than in Italy.”

What are the advantages and disadvantages of reading print magazines or digital versions?

“It’s not so much a question of advantages and disadvantages. As I said earlier, it’s like asking about the advantages of going by horse-drawn carriage rather than in an automobile. They are two completely different worlds. With the arrival of the automobile, travel became much faster and less tiring. Longer distances could be covered much more quickly. The same holds true for digital publications. Today there is a much greater quantity of information available to us than there was before, and everyone has access to this information. Before it was much more difficult, and some sectors of society had no access to information at all. Now everyone does. Today the question is about ease of access to this enormous quantity of information and the ability to recognise reliable sources, eliminating fake news. But we can’t compare printed information, which is clearly destined to progressively diminish, to the digital medium, with all the opportunities it affords, destined to develop more and more.”

Has the current pandemic brought about definitive changes to the global publishing market, or are the changes merely provisional?

“We need to make a distinction. As far as books are concerned, the pandemic has actually favoured this type of cultural consumption, because it has blocked some other kinds of external consumption, like the cinema, the theatre, and other events. By consequence, the book business has benefitted from the restrictions on other arenas. Being unable to access other forms of cultural entertainment, people have concentrated on books. In a difficult market during a difficult year like this one, book purchasing has actually increased. So the pandemic has not impacted all publishing sectors equally. It has clearly reduced the purchase of newspapers and magazines and, by extension, the advertising in these two sectors, reflecting a trend that was already underway before the pandemic. There will certainly be longer-term consequences, and a return to how things were before will be difficult. Each time the bar is lowered, it is difficult to get back to previous levels. However, I must underscore the fact that the pandemic has only accelerated a process that has been underway in these two sectors for 12 years.”

Among those currently operating in Italy, whom do you most admire?

“There are many, in all sectors, whom I admire. There’s just the risk of forgetting someone important. However, going by category, I’ll eschew politics because at the moment I’d say that, in general, Italian public opinion does not hold politicians in very high regard. In industry, though, there are those who characterise Italian excellence, entrepreneurs who have accomplished unique and extraordinary things. I’m referring to people like Ferrero, like Del Vecchio, even Berlusconi, and Armani in the world of fashion, but also new arrivals like Remo Ruffini of Moncler, or Brunello Cucinelli. So some important figures, joined by new faces emerging in the digital sector. I’m speaking of the founders of immobiliare.it, of these young people who have managed to create excellence. Fortunately, there are many, and this remains even today the strong suit of the Italian entrepreneur.”

Can you talk to us about Milan? What do especially love about this city and how do you see its future?

“In the past few years, Milan has undergone an extraordinary revolution. I know one thing for certain: I had the great fortune to live in Paris for a few years and to have visited frequently over many. Until recently, it was hard even to imagine a Parisian telling me, “I’m so jealous! I’d love to live in Milan!” It simply never happened. Lately, though, I’ve met many who have said just that. Everyone is talking about Milan because Milan has experienced an extraordinary revolution in urban planning, with exceptional new areas, and with the opening of avant-garde venues, with transformations, with notable cultural and entertainment options on offer. The evolution of Milan over the last 7 or 8 years, let’s say following the Expo, is an evolution that no European city can match. As a resident of Milan, as someone who has lived in Milan for many years, I must say that it is truly a pleasure to live in this city. This year a little less so, obviously, due to the pandemic that has frozen all of these extraordinary activities. But it is a city with a spectacular array of possibilities of all kinds. It truly feels like living in a contemporary city, and it has nothing to envy London, Paris or Berlin. Living in Milan today is a pleasure, is really satisfying.”

There are those who say that Silvio Berlusconi, the leader of the political party Forza Italia, is considering you as a future candidate for mayor of Milan. If indeed he does tap you, would you consider leaving Segrate for the mayor’s residence in Palazzo Marino?

“Yes, it’s true, they have spoken to me about it. I was pleased and very flattered that a figure as important as Silvio Berlusconi, a man I know well, would suggest my candidature. But I must say that, with 47 years of experience as a business manager behind me, I think that the job of mayor is an entirely different craft, one that is demanding but also, I think, very gratifying, especially because Milan is hosting the Winter Olympics in 2026. So very interesting and so very, very demanding. I’m accustomed to facing challenges I know I can win. I’m less likely to embark on a career I know little about.”

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