La Vigna di Leonardo, una storia incredibile

Leonardo da Vinci's Vineyard in Milan © Flawless

Ludovico Maria Sforza detto il Moro (1452-1508), duca di Milano, era un grande ammiratore di Leonardo da Vinci. Quando nel 1482 lo convocò a Milano per affidargli alcuni lavori, era sicuro che il genio toscano avrebbe prodotto opere immortali. La più famosa di tutte, l'Ultima Cena (o Cenacolo), destinata ad adornare le pareti della chiesa domenicana di Santa Maria delle Grazie, eletta a luogo di celebrazione della casata degli Sforza, fu eseguita da Leonardo tra il 1494 e il 1498.

vigna 1Portrait of Leonardo da Vinci © canalhistoria.es

Leonardo non amava la tecnica dell'affresco, che non gli consentiva di ritoccare o rifare un dettaglio non riuscito. Scelse perciò di dipingere sul muro come se dipingesse sul legno, e questa tecnica gli consentì di dare al dipinto speciali effetti cromatici. Il risultato fu un capolavoro e Leonardo si meritò la gratitudine di Ludovico il Moro che volle premiarlo regalandogli una vigna.

Non un terreno in campagna, ma un'area nel cuore della città di circa 8000 mq coltivati a vite. Leonardo, proveniente da una famiglia toscana proprietaria di molti vigneti, avrebbe sicuramente apprezzato quell'insolito dono. E così fu. Il Duca intendeva con quel gesto fare in modo che Leonardo si sentisse a Milano come a casa propria. E infatti, durante tutto il suo soggiorno nella città meneghina, l'artista si recò spesso a sorvegliare che la vigna fosse ben curata.

vigna 1Leonardo da Vinci's Vineyard in Milan © Pane&Focolare

Poi arrivarono i Francesi. Il 2 settembre 1499 le truppe di Luigi XII espugnarono Milano e Ludovico il Moro riparò in Germania alla corte degli Asburgo. Nel 1502 la vigna di Leonardo verrà confiscata dai nuovi governanti e l'artista lascerà Milano. Nel 1507 Charles d'Amboise, governatore francese dell'epoca, invitò Leonardo a tornare e accettò la condizione postagli dall'artista che gli fosse restituita la sua vigna. Nel 1517, su invito del re Francesco I di Francia, Leonardo si trasferì definitivamente Oltralpe, dove morì tre anni dopo. Nel suo testamento, scritto pochi mesi prima della morte, Leonardo cita la sua vigna, la suddivide in due lotti e la lascia in eredità al suo allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai, ed al suo servitore Gianbattista Villani.

Di ciò che accadde dopo, fino ai nostri giorni, non si hanno notizie certe. Quella che era stata la vigna di Leonardo tornò ad essere un terreno situato sul retro della Casa degli Atellani, di fronte a Santa Maria delle Grazie, in Corso Magenta.

Fu soltanto nel 1922 che il celebre architetto Piero Portaluppi, su incarico della famiglia Coppi, allora proprietaria dell'immobile, mise mano al restauro del complesso. La facciata fu completamente rifatta e così il cortile quattrocentesco. Quanto al famoso terreno, viene salvata una parte della vigna dall'estirpazione, ma i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel 1943 provocano un incendio che distrugge tutto il vigneto.

pub vignaCon un salto di molti anni, accade che si torna a parlare della vigna di Leonardo nel 1999, quando Luca Maroni, uno dei più grandi esperti di vini al mondo, decide di andare a fondo e di scoprire che cosa fosse realmente rimasto della vigna di Leonardo. Coinvolgendo prima il Comune e poi l'Università Statale di Milano nella persona del professor Attilio Scienza, riconosciuto come il più grande esperto mondiale di vite, il terreno divenne oggetto di scavi in profondità per scoprire se vi fossero ancora residui vegetali vivi della vite originale.

Le ricerche ebbero risultati positivi, tanto che il Comune li presentò con orgoglio alla serata di gala organizzata nel 2008 per sostenere la candidatura di Milano all’assegnazione dell’Expo 2015. A questo punto occorreva trovare i fondi necessari al passo successivo, ovvero analizzare il DNA della vite per capire come riprodurla. Ed ecco che proprio la famiglia Portaluppi, nuova proprietaria della Casa degli Atellani, tramite la sua fondazione, decide di finanziare il progetto per riportare in vita la vigna così com'era ai tempi di Leonardo.

Si scopre così, attraverso approfondite analisi scientifiche sulle radici rinvenute durante gli scavi, che il vitigno è identificabile come Malvasia di Candia Aromatica. Ciò ha consentito di riprodurre in modo identico la composizione genetica della vite originale e si è potuto ridare vita, a distanza di 500 anni, alla coltura tanto amata da Leonardo. E da quella coltura ricavarne vino.

vigna 1Candia Aromatic Malvasia © dr

È una storia che ha dell'incredibile, ma è vera, ed è una storia a lieto fine. Oggi chiunque può visitare la Vigna di Leonardo, il Museo e un Bistrot annessi, oltre alla straordinaria dimora che li ospita, la Casa degli Atellani al numero 65 di Corso Magenta. Ancora una volta, Leonardo da Vinci, il grande e geniale artista che tutto il mondo ci invidia, riesce a stupirci con qualcosa di straordinario.

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Ludovico Maria Sforza “The Moor” (1452-1508), the duke of Milan, was a great admirer of Leonardo da Vinci. The brilliant artist’s fresco The Last Supper was executed between 1494 and 1498, at Sforza’s invitation, on the wall of the church of Santa Maria delle Grazie.

Leonardo overcame the limitations of the medium by painting on the wall as though he were painting on wood, permitting him to create particular chromatic effects normally not possible in fresco. Sforza expressed his gratitude by awarding da Vinci an 8000m2 vineyard in the very heart of the city. As intended, this made Leonard – whose family held numerous vineyards in Tuscany – feel right at home, and he spent considerable time overseeing its upkeep.

vigna 1Casa degli Atellani in Milan © dr

In 1517, by invitation of the French king Francis I, Leonardo moved definitively to France. In his, he bequeathed the vineyard to one of his favoured students and to a loyal servant.

Little is known for certain about what happened after that. Only in 1922 was the renowned architect Piero Portaluppi hired by the Coppi family – then the property’s owners – to restore the old house there, across from Santa Maria delle Grazie. What was left of the vineyard was destroyed as a result of bombings in 1943.

Half a century later, in 1999, Luca Moroni – one of the world’s leading experts on wine – in conjunction with Professor Attilio Scienza – widely recognized as the world’s greatest vine expert – worked to discover what had become of the original vineyard. The results were so exciting that they were presented at the 2008 gala event held to promote Milan’s candidacy to host Expo 2015.

The Portaluppi family stepped in to sponsor the analysis of the vines’ DNA in order to reproduce it and restore the vineyard to what it had been during Leonardo’s time. The Malvasia di Candia Aromatica varietal was thus identified and da Vinci’s vineyard replicated, at a distance of 500 years.

vigna 1Casa degli Atellani in Milan, Portaluppi Foundation © dr

Truth, as they say, is stranger than fiction, and this story has a happy ending. The vineyard is open to visitors, who can also enjoy a museum and a bistrot, as well as the extraordinary Casa degli Atellani at Corso Magenta, 65. Once again, Leonardo da Vinci leaves us in awe.

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